venerdì 22 luglio 2016

Stiamo creando la versione in inglese

Un breve comunicato per informare i lettori che, compatibilmente con il poco tempo di cui disponiamo, stiamo mettendo a punto la versione inglese del blog.
Restate in attesa di sviluppi.


domenica 10 luglio 2016

Un "centro casi disperati" è possibile?

Le vicende di mia suocera e di molti altri casi, ci inducono ad una riflessione.
Al di la della buona volontà del medico, esiste un protocollo di rianimazione che prevede se e in quali casi intervenire.
A noi si dà l'impressione, ma speriamo di sbagliare, che si abbia una sorta di selezione "a priori" dei casi su cui intervenire.
Ad esempio se hai una diagnosi infausta, o anche se hai sopra ottant'anni, è come se l'interesse a rianimarti fosse ridotto.
Ripeto è una impressione, da non del tutto addetta ai lavori. Del resto ho sempre sentito parlare con raccapriccio della fiera opposizione di una certa opinione pubblica politicamente corretta allo "accanimento terapeutico", come se salvare la vita fosse da gente con la testa dura, perché si, dai insomma suvvia, la vita deve finire, l'omo ci ha na scadenza, come le mozzarelle.
Ma se le cose stanno così, e non mi stupirebbe, visto che oggi si ha la moda dello "staccare la spina", e ci sono individui che sono persino convinti di dare il buon esempio andando a farsi ammazzare all'estero  (la cosiddetta eutanasia ) non appena iniziano i primi acciacchi, allora noi longevisti, anzi noi immortalisti, perché a me non basta vivere a lungo, io voglio vivere per sempre, ecco, noi immortalisti dobbiamo correre ai ripari.
Ci piacerebbe non poco avere uno o più centri dove al paziente si promette di fare non semplicemente quello che la legge impone per la rianimazione, ma molto di più, fare l'impossibile. Se un cuore si ferma sappiamo che va eseguita la RCP, la Rianimazione Cardio-Polmonare. Ma questo finché arriva il 118, i soccorsi ufficiali. Quando sei in mano al rianimatore, lui attua la prassi. Ma se sei in ospedale, non sempre si esegue il protocollo di rianimazione. Su mia suocera ad esempio non è stato eseguito.
Quindi RCP sempre e comunque, questo sarebbe il nostro obiettivo, che diventerà SCP, Sostegno Cardio-Polmonare se avviene il decesso legale, ossia secondo la Legge di Polizia Mortuaria, se per 20 minuti si ha tracciato piatto dell'elettrocardiogramma.
Quindi respiratori, e tutte le procedure di rianimazione con i mezzi tecnici a disposizione, questo vorremmo che fosse attuato nei  "centri casi disperati" o come forse sarebbe meglio chiamarli, "centri di prolungamento della vita" che vorremmo che nascessero. E come extremis post exitus, la Criopreservazione con protocollo.

Criopreservare le vittime di terrorismo

I terribili fatti di Dacca ci spingono a molte riflessioni.
Una in particolare ci interessa.
Nove cittadini italiani, anzi dieci dal momento che una ragazza era incinta, sono stati barbaramente trucidati dopo essere stati torturati e mutilati.
Sono già stati celebrati i funerali e non sappiamo se le famiglie sappiano dell'opportunità data dalla criopreservazione, né se vogliano applicarla, ma noi ci permettiamo di suggerirla.
La suggeriamo a chiunque ma a maggior ragione ad una vittima di omicidio e di terrorismo.
Perché si tratta quasi sempre di persone giovani.
Perché si potrebbe un giorno riportandole in vita avere direttamente da loro le informazioni sulla dinamica dell'omicidio.
Perché secondo me, sapere che uccidere una persona non è sufficiente perché la persona un domani tornerà a rivivere, frustra il potenziale omicida, e può essere un formidabile deterrente.